ilterritorioverdiano_stallone

Il luogo in cui il Caseificio Stallone è ubicato è definito territorio verdiano, in onore del maestro Giuseppe Verdi.

Verdi nacque nelle campagne di Roncole, una frazione di Busseto in provincia di Parma, il 10 ottobre 1813. Ben presto il successo ottenuto grazie alla musica lo costrinse ad allontanarsi dai luoghi della sua infanzia per trasferirsi a Milano. Ciò nonostante, il Maestro non dimenticò mai le campagne in cui era cresciuto e alla fine degli anni ’40 fece ritorno nella Bassa. Quando non era impegnato a comporre, si dedicava alla cura della fattoria di Villanova in cui viveva con la seconda moglie, il soprano Giuseppina Strepponi. Nel giro di pochi anni la campagna divenne la sua seconda professione tanto che il Maestro era considerato come uno degli impresari agricoli più influenti della zona.

Verdi era particolarmente legato alla sua terra natale, che aveva vissuto in fasi diverse della vita e da cui aveva tratto ispirazione per la composizione delle sue opere, nelle quali palpita il legame con la campagna. La complicità del Maestro con le tradizioni di questi luoghi include anche l’ambito gastronomico: egli amava i frutti della sua terra, tanto da portarli con sé nei suoi viaggi o farseli spedire a destinazione; prediligeva i piatti semplici e genuini della cucina emiliana rispetto ai sapori elaborati dei ristoranti che era obbligato a frequentare; in numerose lettere (scritte insieme alla moglie Giuseppina) riportò suggerimenti, ricette e aneddoti di cucina.

Nelle sua residenze Verdi organizzava spesso dei pranzi conviviali, in cui i prodotti tipici della sua terra non mancavano mai. A lui grandi chef hanno dedicato piatti: primo fra tutti il francese Henry-Paul Pellaprat (1869-1952) che dedicò al Maestro un risotto a base di funghi, asparagi e prosciutto cotto. Tra le ricette ispirate a Verdi anche gli Spaghetti alla Traviata, una ricetta gustosa dai colori patriottici, a base di pomodoro e basilico fresco.

La piacentinità di Verdi in 10 punti

Nacque a Roncole, in provincia di Parma, ma solo perché il nonno vi si era trasferito dal piacentino per gestirvi un’osteria.

La famiglia paterna gravitò sempre, dal Seicento in poi, tra Villanova e Sant’Agata, nel piacentino.

La famiglia materna, gli Uttini, si mossero sempre tra Saliceto di Cadeo e Chiavenna Landi, in piena terra piacentina.

Non appena gli fu possibile, Verdi attraversò l’Ongina -il torrente che segna il confine tra le province di Piacenza e Parma- e si stabilì nel piacentino, a Sant’Agata.

A Sant’Agata compose la grande parte delle sue opere, e certo i suoi capolavori.

A Piacenza aveva i suoi migliori amici. Fra cui, famosissimi, il capostazione (Mazzacurati), il calzolaio (Zaffignani), l’avvocato (Grandi).

Di Piacenza fu consigliere provinciale, così come fu consigliere comunale di Villanova sull’Arda, sempre nel piacentino.

Verdi faceva capo a Piacenza (al cui Hotel S. Marco alloggiava), per ricevere o spedire merci oltre che per i suoi viaggi.

Verdi era presidente “ad honorem” del Circolo Musicale Piacentino.

Nel suo testamento lasciò beni per opere sociali  a Villanova sull’Arda, Fiorenzuola d’Arda e Cortemaggiore, tutti nel piacentino.