L’attuale tecnica di produzione prevede l’utilizzo del latte crudo di vacca ricavato da due mungiture e lasciato riposare 17-18 ore, al fine di  ottenere una parziale scrematura.
La lavorazione comprende una lunga serie di operazioni: inizia con la coagulazione e la rottura della cagliata, prosegue con  la cottura a vapore in grandi caldaie di rame e termina con l’estrazione della massa (avvolta nella tela), la quale viene legata e messa nelle fascere, adatte a fargli assumere la tipica forma.

Sulle fascere sono apportati il marchio del Consorzio e il numero del casello di produzione.

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Lasciato per tre giorni su grandi tavolati di legno, il formaggio viene poi messo in salamoia per la salatura, dove rimane per trenta giorni. Alla fine di questo procedimento, inizia la fase di stagionatura che va da un minimo di 12 mesi fino ai 3 anni delle forme che hanno un peso attorno ai 30 chilogrammi.

Il Grana Padano presenta caratteristiche uniche: è dolce, compatto al taglio, di colore uniforme e privo di occhiature. La crosta, infine, deve essere sottile, dai 4 agli 8 millimetri.

Il Grana Padano è uno degli indiscussi protagonisti della cultura gastronomica piacentina: a scaglie, grattugiato o tagliato a pezzetti, da solo o in una vasta serie di abbinamenti che va dagli antipasti al dessert. Il Grana è inoltre un ingrediente indispensabile nella preparazione degli anolini, uno dei piatti più apprezzati della tradizione piacentina.